di Angelo Carrese

            Durante l’anno 1953 veniva approvata la legge che prevedeva il contributo dello Stato per la costruzione delle chiese e degli annessi complessi parrocchiali.

            Don Salvatore Carrese, sempre attento alle necessità della sua comunità, non si fece sfuggire l’opportunità,  attivandosi prontamente  e seguendo personalmente le complicate pratiche e gli interminabili iter burocratici riuscì a far inserire la richiesta di finanziamento ai primi posti della graduatoria. La chiesa di Limatola  con l’annesso complesso parrocchiale fu la  seconda in campo nazionale  ad essere finanziata dallo Stato. La progettazione fu affidata dall’Architetto M. Canino Preside della facoltà di Architettura  dell’Università “Federico II” di Napoli e i lavori furono appaltati dalla Ditta G. Mazzitelli di Caserta.

           Il contributo dello Stato era limitato solo al rustico rimanendo a carico della comunità parrocchiale tutte le spese di rifinitura. La prima opera che il parroco si trovò ad affrontare fu la rifinitura della sala parrocchiale, sia perché fu la prima ad essere pronta al rustico sia perché ritenuta primaria rispetto a tutto il resto per la sua funzione pastorale.

              Si sarebbe potuto procedere ad una sistemazione ordinaria, ma era il tempo in cui le sale parrocchiali venivano destinate principalmente alla proiezione di film, quindi a cinema. Il parroco volle quindi una sala cinematografica non escluso il palco per le recite, con tutte le prestazioni delle sale di città. Riuscì a trovare a Napoli un ingegnere specializzato nel settore, l’ingegnere Della Valle e gli affidò il progetto e la direzione. I lavori furono eseguiti dalla ditta Cuccaro di Caserta, gli addobbi del palco furono forniti dal setificio di Briano di Caserta del  sig. Raffaele Alois e fratelli. Gli impianti furono realizzati dal Ditta D’Angelo di Napoli. Non si lesinò su nulla. Il risultato? Più che soddisfacente. La sala risultò un vero gioiello. Trecento posti a sedere su comode e robuste sedie, ottima l’acustica, decorosa  la biglietteria, servizi igienici separati per uomini e donne, ampio e funzionale palco, il tutto eseguito secondo le norme di sicurezza allora esistenti, per cui nessun rilievo fu fatto dalla Commissione Provinciale nel sopralluogo di collaudo.

              Per quanto attiene al carattere della sala in un primo momento si ottenne dal Ministero l’autorizzazione per sala a carattere parrocchiale, poi si chiese e ottenne una nuova licenza di cinema a carattere industriale. Nasceva così la prima sala cinematografica pubblica, nella Diocesi di Caserta, gestita da una parrocchia che pare sia rimasta anche l’unica.

              L’inaugurazione della sala, a cui era stato posto il nome “PIO XII”, avvenne il giorno di Pasqua dell’anno 1958 con la proiezione del film L’adorabile creatura. Dopo qualche deludente tentativo di operare anche nei giorni feriali, la proiezione dei film fu programmata solo per i giorni di domenica ed altri festivi. Di più non fu possibile. Ma in quei giorni l’affluenza fu sempre considerevole e spesso c’erano spettatori che, non trovando posto a sedere, rimanevano in piedi per tutta la durata dello spettacolo.

             Per la scelta ed il noleggio dei film se ne occupava, naturalmente, don Salvatore e per farlo, accompagnato sempre da uno o più giovani, un paio di volte l’anno, si recava a Napoli, presso le agenzie cinematografiche ubicate quasi tutte nel centro storico della città. Le trattative erano lunghe e laboriose: esistevano “pacchetti preconfezionati” – un film di recente uscita e di buon successo e quattro o cinque mediocri e datati – prendere o lasciare. Per una sala dove si proiettava solo nei giorni festivi  era un  “ bel “ problema. Quando don Salvatore  riusciva ad accaparrarsi, dopo lunghi ed estenuanti ragionamenti, solo i film di grido era un successo, ma il più delle volte bisognava attenersi alle regole di mercato che erano rigide ed andavano rispettate. L’andata a Napoli per noi giovani era piacevole ed interessante e si concludeva quasi sempre con una sosta in qualche buona pasticceria , seduti a tavolo, con innanzi un bel vassoio di sfogliate ricce e frolle.

              Durante i circa trenta anni di funzionamento furono proiettati film di tutti i generi, dal western al romantico, dal poliziesco al giallo dallo storico al religioso, ma quelli che maggiormente attiravano l’interesse e l’affluenza di spettatori erano i classici di storia romana ( “ Quo Vadis”, “ Costantino il grande”, “ Spartaco”, etc.), di mitologia greca ( “Gli Argonauti”, “Le fatiche di Ercole”, “ Ercole contro Maciste”, etc.) di storia biblica ( “Ben-Hur”, “ I dieci Comandamenti” etc.)

             A proposito della proiezione  del film “ I Dieci Comandamenti “ che è stato l’unico film ad essere proiettato per oltre dieci giorni consecutivi e con una sala sempre piena, mi piace ricordare che il film fu visto da quasi tutta la popolazione di Limatola ed inoltre da un gran numero di persone dei paesi vicini che, utilizzando pullman appositamente organizzati, giungevano a Limatola per assistere, previa prenotazione, alla proiezioni di questo grande kolossal della cinematografia mondiale.

             Limatola, all’epoca, grazie a don Salvatore, era additata ad esempio e primeggiava oltre che nell’istruzione ( asilo e scuola media ), nelle attività  sociali e formative ( colonie fluviali ed  associazioni) anche nel settore ricreativo e del divertimento con il cinema e il teatro.

              Poiché don Salvatore aveva avuto, fin da quando era parroco a Biancano, molta cura  del teatro perché riteneva fosse strumento di elevazione culturale e sociale per gli “ attori “ e momento di sano e tranquillo divertimento per gli spettatori, aveva voluto una sala predisposta, come innanzi detto anche per le rappresentazioni teatrali e manifestazioni varie, infatti era dotata di un ampio e capace palco in grado di ospitare anche le compagnie più numerose.

              Oltre alle attività di teatro vere e proprie, molto curate furono anche le feste di canti e recite a cui  partecipava tutta la gioventù del posto. Alcune di queste manifestazioni  avevano un appuntamento fisso ed erano attese con ansia da tutti, le più interessanti erano:  “ La festa dell’otto dicembre” ( Festa della Madonna Immacolata e giorno in cui veniva rinnovato il tesseramento all’Azione Cattolica) e la “ Festa dell’Emigrante” che ricadeva durante le feste natalizie.

           Per molti anni il parroco curò personalmente queste attività. Poi a fine anni settanta ebbe la collaborazione di un giovane, Luigi Vigliotti  ( detto Gigiotto)  ed insieme allestirono diverse rappresentazioni e quando don Salvatore si accorse che il giovane era serio, capace,  preparato e degno di fiducia lasciò a lui la cura del settore. Negli anni a seguire, con la guida del nuovo “regista” e con “ attori” scelti, sempre e solamente fra i giovani di Limatola, molti dei quali si rivelarono veri artisti, furono messe in scena diverse fra le più belle commedie napoletane, specie quelle di Eduardo Scarpetta di cui Gigiotto era buon conoscitore e grande estimatore, riscuotendo ogni volta gratificanti plausi e sinceri consensi.

          Anche la locale scuola media spesso ha utilizzatola sala parrocchiale per rappresentazioni teatrali, convegni culturali e manifestazioni e/o commemorazioni  di particolari e significativi avvenimenti.

           C’è stato poi un lungo periodo di pausa. Attualmente si stanno eseguendo lavori per la ristrutturazione della sala. Il nostro auspicio è che, presto, possa tornare ad essere, come lo è stato per il passato, centro di interesse, di cultura e di sano divertimento per tutta la comunità.

autore: Angelo Carrese, foto: il complesso parrocchiale in costruzione


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