di Lidia Di Lorenzo

   Il primo televisore lo acquistò donna Elvira. Stava in contrada Trivio del Casale. Gestiva un Sale e Tabacchi e vendeva anche generi alimentari, sui quali passeggiava comodamente la gatta Chicchina. La gentilissima signora il giovedì sera e il lunedì, disponeva nella sua rivendita delle assi di legno sostenute ai lati da due sedie e formava una serie di posti, sui quali si accomodavano le persone per assistere alle trasmissioni televisive, che allora erano solo serali, iniziavano con un noioso telegiornale e continuavano con quelle che più piacevano ai cittadini di Limatola e certamente d’Italia.

C’era L’amico degli animali, nella quale un pacioso e rassicurante conduttore, Angelo Lombardi, mostrava animali esotici di ogni specie, compresi grossi serpenti. Li accarezzava, metteva in evidenza le loro caratteristiche, come bellezza del creato. C’era Lascia o raddoppia? condotta dall’italo americano Mike Bongiorno, che permetteva, rispondendo esattamente a delle domande, di realizzare vincite milionarie in poche settimane, quando ancora il sogno di tutti era di Avere mille lire al mese. Ma la trasmissione più attesa era Il Musichiere condotto da Mario Riva. Due concorrenti si sfidavano nel riconoscere i titoli delle canzoni e potevano anch’essi vincere delle belle somme. La trasmissione era festosa, adatta alla gioia di vivere della gioventù del tempo. Per coloro che amavano divertirsi con delle sane risate c’era Lui e lei, fatto di sketch comici tra coniugi, che fingevano di bisticciarsi, e per la prima volta permetteva una corrispondenza epistolare con il pubblico. 

Poi verso la fine degli annoi 50 i punti di ascolto divennero più numerosi, perché le famiglie più agiate acquistarono il televisore. Questo era un grosso mobile, con un piccolo schermo su cui apparivano le immagini in bianco e nero. Si allungava dietro con una specie di cono tronco che conteneva il misterioso tubo catodico ed era accompagnato dallo stabilizzatore. Poiché gli sbalzi di corrente allora erano frequenti, lo stabilizzatore impediva che si fulminassero le valvole, che stavano all’interno dell’apparecchio e ogni tanto facevano i capricci. Il televisore dominava, spento tutto il giorno, da un alto sgabello, coperto da una veste di cretonne arricciata tutto intorno, che serviva a preservarlo dalla polvere. Poi, poiché circolava la voce terrorizzante, cosa che succede di fronte ad ogni novità della tecnica, che stare per molto tempo davanti alla TV potesse nuocere alla salute e in modo particolare alla vista, sul televisore veniva posta una lampada che proiettava la luce verso il soffitto e attenuava quindi il buio della saletta, dove si alternavano, per la visione dei programmi, i piccoli nelle ore pomeridiane, per la TV dei Ragazzi, e gli adulti per i romanzi sceneggiati. Questi, trasmessi a puntate in un giorno fisso della settimana, furono un momento felice per la televisione della prima ora, permisero la conoscenza dei romanzi più importanti della nostra storia letteraria e di quella straniera, concessero alle ragazze le prime cotte per i personaggi televisivi come Armando Francioli, protagonista del Romanzo di un maestro di De Amicis, come Alberto Lupo, l’eroico dottore della Cittadella di Kronin, mentre i maschi attendevano di rivedere il volto di Virna Lisi nella Tragedia Americana e quello di Lea Padovani, imperatrice Eugenia dell’Ottocento di Salvator Gotta.

Le ragazze si davano appuntamento per seguire insieme lo sviluppo delle storie e tutti finalmente ebbero a conoscere la trama dei Promessi Sposi, dei quali certamente tanti avevano solo sentito parlare.

Stimolati dal piacere che suscitavano i romanzi televisivi, nell’ambito di un progetto di alfabetizzazione del popolo italiano, voluto da ministero della Pubblica Istruzione, furono istituiti nelle Scuole Elementari i Centri di Lettura, dove furono allestite delle piccole biblioteche, con testi facilitati dei grandi romanzi storici, settimanali di informazione e di scienze, a disposizione della popolazione, cui era consentito anche il prestito. Non pochi adulti, con almeno un minimo di strumenti di base, chiedevano di leggere I Miserabili, Delitto e Castigo, I Malavoglia, Mastro don Gesualdo, versioni in prosa della Divina Commedia.

Parallelamente, fu istituita una Scuola serale a Limatola con dotazione di un televisore, per assistere, sotto la sorveglianza di un insegnante, alla trasmissione Non è mai troppo tardi. Attraverso il video, con garbo e professionalità e una grande capacità di disegnare, il maestro Alberto Manzi iniziava alla lettura gli adulti analfabeti e successivamente li portava al conseguimento della licenza elementare. Molti provarono il piacere della conquista della scrittura e della lettura attraverso il mezzo televisivo e potettero acquisire la titolarità di una attività commerciale.

Divenuto successivamente un normale elettrodomestico, indispensabile in ogni famiglia, le trasmissioni televisive divennero oggetto di conversazione e di confronto delle opinioni, di informazione politica. Con esse si imparava la lingua, si conoscevano usi e costumi di altri paesi, si veniva informati sugli avvenimenti lieti o tristi di ogni parte d’Italia e del mondo. E mentre si provava il piacere, mai prima immaginato, di avere a disposizione una finestra sul mondo, ci si sentiva sempre più Italiani.

autore: Lidia Di Lorenzo



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